A 20 anni dall’inizio della transizione nei Paesi dell'Est la crisi rappresenta
un vero e proprio shock culturale per Paesi che consideravano il processo di integrazione
euro-atlantica un obiettivo storico ed il raggiungimento di un "porto sicuro" o
per i Paesi che comunque lo consideravano un benchmark delle loro politiche di sviluppo.
Mentre la crisi finanziaria si va trasformando in crisi sociale, la coerenza ed
efficacia del processo di transizione è criticata, spesso riducendone la sua complessità.
Il processo di transizione oltre ad essere multidimensionale si caratterizza diversamente
Paese per Paese; la crisi ha rimesso in primo piano il ruolo della politica (e non
solo dei policy-maker) che dovrà essere in grado di riproporre una visione per il
proprio Paese e ricalibrare conseguentemente il quadro complessivo delle riforme
strutturali.
Il processo di transizione è un processo complesso che mostra diverse sfaccettature
politiche, istituzionali, culturali ed economiche. La crisi sta cambiando l’ordine
mondiale geo-politico e geo-economico e in questo "tumulto", come un recente rapporto
della Banca Mondiale ha definito la crisi, gli obiettivi e i parametri di riferimento
dei Paesi in transizione stanno cambiando, se non svanendo. L'integrazione finanziaria
ed economica con l'UE, fino a ieri l'obiettivo finale, oggi sembrano una scelta
molto meno robusta e sicura, soprattutto per i Paesi (economie) di piccole dimensioni.
Ma la transizione, anche se i tassi di crescita per l’area simili a quelli del periodo
'95-2008 non saranno verosimilmente più possibili, non perde né il suo significato
né la sua importanza: il processo di transizione è stato troppo spesso banalizzato
e declassato a un mero processo di crescita , ma la transizione è molto più di questo.
Un diffuso malessere sociale e una rivalutazione delle opportunità offerte dallo
sviluppo locale sostenibile sono sicuramente due delle sfide che devono essere affrontate
nei prossimi due anni, oltre a un ripensamento – da svilupparsi con "fantasia istituzionale"
- dell’intero modello di sviluppo socio-economico.
I Paesi in transizione hanno bisogno di tempo per riacquistare controllo sul processo
di transizione; la crisi tra le altre cose ha evidenziato la necessità di ricalibrare
il processo globale di sviluppo della regione, ricalibratura che si baserà sulle
decisioni e il ruolo dei soggetti politici nazionali e sovranazionali coinvolti.